Il leopardo nebuloso di Taiwan è stato dichiarato ufficialmente estinto. Ne danno il triste annuncio tutti coloro che di questo pianeta e delle sue bellissime creature gliene importa ancora qualcosa. Tutto ciò che rimarrà di lui, oltre che le splendide fotografie, sarà un esemplare tristemente impagliato, collocato all'interno del Museo Nazionale di Taiwan e le pellicce di quei figli o figlie di...... che avranno il coraggio e la vergogna di portarle!"Vivi semplicemente. Gli altri semplicemente vivono. Questa terra ha risorse per tutti ma non per l'avidità di tutti." (Gandhi) ilpianetachevorrei@gmail.com
giovedì 11 dicembre 2014
Addio al leopardo neubuloso!
Il leopardo nebuloso di Taiwan è stato dichiarato ufficialmente estinto. Ne danno il triste annuncio tutti coloro che di questo pianeta e delle sue bellissime creature gliene importa ancora qualcosa. Tutto ciò che rimarrà di lui, oltre che le splendide fotografie, sarà un esemplare tristemente impagliato, collocato all'interno del Museo Nazionale di Taiwan e le pellicce di quei figli o figlie di...... che avranno il coraggio e la vergogna di portarle!Mujica se ne va, il saluto del presidente che ha stupito il mondo
Dal 1° dicembre 2014 Pepe Mujica non è più il presidente dell’Uruguay lasciando il posto dopo due mandati a Tabaré Vazquez. L’ex tupamaro che ha fatto voto di sobrietà lascia dietro di sé una importante eredità ma anche problemi ancora da risolvere.
«Dieci anni di vittorie», così Pepe Mujica ha definito i suoi due turni da presidente dell’Uruguay, prima di lasciare definitivamente il governo del paese al successore uscito dalle urne domenica.
Tabaré Vazquez ha stravinto, era già stato presidente prima di Mujica. ll voto in Uruguay è obbligatorio per i 2,6 milioni di elettori (su 3,3 milioni di abitanti) che dopo aver confermato nel primo turno la maggioranza parlamentare alla coalizione di sinistra, sono tornati al voto nel ballottaggio presidenziale scegliendo Vazquez.
Lascia la scena, dunque, un personaggio che ha veramente stupito il mondo e che moltissimi ricorderanno per il discorso fatto davanti all’Onu con cui ha condannato lo scempio che si sta facendo del pianeta.
In questi dieci anni si è guadagnato una formidabile popolarità personale e ha ascoltato le esigenze del paese e le differenti anime del Parlamento, compiendo passi in avanti notevoli. «Le leggi di questo periodo che si commentano nel mondo, quella sull’aborto, sul matrimonio omosessuale e sulla marijuana, sono state approvate con i soli voti del suo partito, altrimenti non sarebbero mai passate» spiega Rosario Touriño del settimanale uruguyano La Brecha.
Ex guerrigliero Tupamaro, Mujica era espressione di una sua lista personale, il Movimiento di Participacion Popular, che ha radici marxiste-leniniste e rivoluzionarie, anche se nel momento di entrare in politica ha incorporato personalità dei partiti tradizionali, soprattutto piccoli imprenditori rurali del Partido Nacional, dal quale lo stesso Mujica proviene e che già avevano partecipato al movimento Tupamaro. Il partito Frente Amplio appare infatti come un’alleanza di centrosinistra, malgrado le destre per anni abbiano tentato di farlo passare comespauracchio “socialista”. Negli anni di governo la redistribuzione della ricchezza è migliorata, anche se, dice Rosario, «si può fare di più». E se a Mujica soprattutto la sinistra ha rimproverato di essere caotico e di non avere realizzato cose annunciate, è però vero che è risultato aperto alle proposte del parlamento. Ora ci si attende che Vazquez estenda il fondo per le cooperative e le imprese di economia sociale e che mantenga l’università tecnologica che Mujica ha fondato.
«La differenza più grande fra i due è che Mujica crede molto di più nel Mercosur, avendo una formazione Tupamaro, credendo nel concetto di “patria grande” latinoamericana che era alla base della loro lotta, quando le guerriglie del continente si coordinavano – spiega Rosario - Molta gente è convinta che con Vazquez l’attenzione verso il Mercosur invece decrescerà, poiché sembra preferire il modello cileno, cioè fare affari con il Mercosur senza integrarlo politicamente, con un’ottica più globale e meno concentrata sulla regione».
Intanto in Uruguay la disoccupazione è al minimo storico, il 5.8%; c’è stato un aumento dei salari, permane l’obbligo della contrattazione collettiva e il numero di iscritti ai sindacati rimane stabile mentre in tutto il resto del mondo crolla. Esiste il cosiddetto ingreso ciudadano, un reddito di base per i cittadini in condizione di povertà estrema; molti di coloro che lo percepivano hanno volontariamente rifiutato di continuare a riceverlo dopo avere trovato lavoro. Resta molto da fare, sempre secondo Rosario,
«sul versante educativo, dato che nella fascia degli adolescenti c’è molto abbandono scolastico e un tasso del 60% di bocciature, mentre la scuola elementare continua a funzionare molto bene».
Secondo Rosario, quello dell’Uruguay è stato ed è un governo ideologicamente di centrosinistra, «non socialista o comunista», che «sta perdendo l’appoggio della sinistra delusa», cioè di chi si oppone all’estrattivismo, delle organizzazioni sociali femministe e ambientaliste. «Invece il Partido Comunista e il sindacato hanno scommesso fortemente su Vazquez. Sono favorevoli al modello economico, alle miniere a cielo aperto, perché dovrebbero creare lavoro nel paese. La sinistra intellettuale in generale è delusa».
Soprattutto di fronte al fatto che i capitali stranieri stanno diventando i proprietari dell’Uruguay. «I brasiliani sono i padroni di gran parte della terra uruguaiana e, insieme agli argentini, delle aziende di macellazione della carne e delle fabbriche di birra – prosegue Rosario - Siamo di fronte ad un processo di concentrazione della proprietà della terra a favore di capitali stranieri che preoccupa la stessa sinistra Frenteamplista».
Tratto da www.il cambiamento.it
lunedì 6 settembre 2010
mercoledì 25 agosto 2010
Odio la caccia!
Odio la caccia,
chi uccide un capriolo, un gallo cedrone, una beccaccia,
chi spara ai passeri o alle cinciallegre per divertimento,
per farsi la mano,
odio chi acceca gli uccelli da richiamo, chi dissemina trappole, esche, tagliole,
odio chi usa il fucile, ma dice di proteggere la natura,
odio i boschi, i prati trasformati in poligoni da tiro,
odio l'odore del cuoio, della polvere da sparo, delle cartucce rosse, gialle e arancione
grandi spesso come il bersaglio,
odio il massacro spaventoso (*)1 di animali che ogni anno avviene in Italia,
chi spara agli uccelli migratori, ai falchi, alle rondini, agli aironi,
odio il cacciatore buono che difende l'habitat naturale
e quello incosciente che ammazza l'amico o un parroco mentre dorme,
odio i ristoranti con gli animali impagliati come trofei,
scoiattoli, marmotte, civette e gufi che ti osservano con gli occhi di vetro,
odio chi spara vicino alle abitazioni, i pallini di piombo nel tuo giardino,
odio la legge fascista (*)2 che permette di entrare nei fondi privati,
i cacciatori che si aggirano a meno di 100 metri dalle case (*)3
con il fucile e il colpo in canna quando la legge lo proibisce,
odio chi mi toglie il piacere della vista di un cervo, di una ghiandaia,
di animali che i miei figli vedranno solo allo zoo o nei parchetti,
odio non poter andare a funghi senza la paura di essere scambiato per un cinghiale
e ascoltare il rumore cupo e cadenzato delle doppiette invece che il canto degli uccelli,
odio la scomparsa dal cielo degli arabeschi formati dagli stormi,
odio l'esproprio della natura fatto per il piacere di pochi (*)4,
il non poter vedere su un tetto i nidi delle cicogne che non migrano più per l'Italia
per sopravvivere ai cacciatori,
odio i riti della caccia, i coltellacci per squartare gli animali, il cameratismo tra uomini veri,
odio chi uccide per piacere, chi definisce sport l'annientamento di una creatura,
una di quelle con cui parlava San Francesco,
odio chi caccia perché "si uccidono anche gli animali d'allevamento"
odio chi libera i fagiani allevati in cortile per poi fulminarli dopo pochi metri,
odio chi usa la caccia e i cacciatori per fini politici,
odio chi non rispetta gli animali e dice di rispettare l'uomo.
(*)1. La stima è di 150 milioni di animali uccisi ogni anno
(*)2. Art. 842 Caccia e pesca - Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
(*)3. La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E' vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri.
(*)4. 1.2% della popolazione italiana (dati 2007).
Ps: aderisci ai Comitati contro la caccia
Fonte: beppegrillo.it
chi uccide un capriolo, un gallo cedrone, una beccaccia,
chi spara ai passeri o alle cinciallegre per divertimento,
per farsi la mano,
odio chi acceca gli uccelli da richiamo, chi dissemina trappole, esche, tagliole,
odio chi usa il fucile, ma dice di proteggere la natura,
odio i boschi, i prati trasformati in poligoni da tiro,
odio l'odore del cuoio, della polvere da sparo, delle cartucce rosse, gialle e arancione
grandi spesso come il bersaglio,
odio il massacro spaventoso (*)1 di animali che ogni anno avviene in Italia,
chi spara agli uccelli migratori, ai falchi, alle rondini, agli aironi,
odio il cacciatore buono che difende l'habitat naturale
e quello incosciente che ammazza l'amico o un parroco mentre dorme,
odio i ristoranti con gli animali impagliati come trofei,
scoiattoli, marmotte, civette e gufi che ti osservano con gli occhi di vetro,
odio chi spara vicino alle abitazioni, i pallini di piombo nel tuo giardino,
odio la legge fascista (*)2 che permette di entrare nei fondi privati,
i cacciatori che si aggirano a meno di 100 metri dalle case (*)3
con il fucile e il colpo in canna quando la legge lo proibisce,
odio chi mi toglie il piacere della vista di un cervo, di una ghiandaia,
di animali che i miei figli vedranno solo allo zoo o nei parchetti,
odio non poter andare a funghi senza la paura di essere scambiato per un cinghiale
e ascoltare il rumore cupo e cadenzato delle doppiette invece che il canto degli uccelli,
odio la scomparsa dal cielo degli arabeschi formati dagli stormi,
odio l'esproprio della natura fatto per il piacere di pochi (*)4,
il non poter vedere su un tetto i nidi delle cicogne che non migrano più per l'Italia
per sopravvivere ai cacciatori,
odio i riti della caccia, i coltellacci per squartare gli animali, il cameratismo tra uomini veri,
odio chi uccide per piacere, chi definisce sport l'annientamento di una creatura,
una di quelle con cui parlava San Francesco,
odio chi caccia perché "si uccidono anche gli animali d'allevamento"
odio chi libera i fagiani allevati in cortile per poi fulminarli dopo pochi metri,
odio chi usa la caccia e i cacciatori per fini politici,
odio chi non rispetta gli animali e dice di rispettare l'uomo.
(*)1. La stima è di 150 milioni di animali uccisi ogni anno
(*)2. Art. 842 Caccia e pesca - Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
(*)3. La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro. E' vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri.
(*)4. 1.2% della popolazione italiana (dati 2007).
Ps: aderisci ai Comitati contro la caccia
Fonte: beppegrillo.it
sabato 7 agosto 2010
La dieta che non pesa
Ortaggi di stagione, coltivati localmente e non imballati. Anzi, riposti in una borsa portata da casa. Arriva la dieta anti-emissioni. Per non pesare sull’ambiente.
I prodotti stagionali sono consigliati dai nutrizionisti perché più ricchi di nutrienti e principi attivi benefici rispetto a quelli coltivati fuori stagione. Ma ciò che rende ai giorni nostri il cibo di stagione il più attuale da mettere in tavola è il suo minor impatto ambientale. Oltre a subire meno trattamenti con sostanze chimiche, la sua produzione comporta meno lavoro con mezzi meccanici e un minor dispendio di energia. Pensiamo al consumo energetico di una serra riscaldata per coltivare pomodori fuori stagione...
Il prodotto di stagione cresce facilmente vicino a noi e questo fa si che non debba far troppa strada per arrivare nei punti vendita (la provenienza è comunque indicata in etichetta). Quello che però è successo negli ultimi anni è che ci siamo ostinati a mangiare tutto-tutto l’anno. Prendiamo il caso delle fragole a dicembre: anche le serre più energivore non bastano a fornircele e ci è toccato importarle da paesi lontani, magari oltreoceano. Significa che l’ingrediente primaverile delle nostre torte invernali è stato coltivato all’estero, trasportato in aereo e poi caricato su un camion prima di arrivare al banco di vendita. Un costo ambientale altissimo, che non si giustifica e che non possiamo più permetterci.
Cibo locale. La cosiddetta “filiera corta”, quella che mette in contatto produttore e consumatore e permette di risparmiare denaro perché abbassa i costi dei prodotti, è anche quella che riduce trasporti e imballaggi, a tutto vantaggio dell’ambiente. I prodotti tipici dell’area geografica di appartenenza, il produttore più vicino a casa sono le scelte da preferire se vogliamo davvero contenere le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, responsabili dell’effetto serra. La frutta e la verdura che arrivano da lontano poi, sono solo apparentemente fresche: raccolte molto tempo prima di quando appaiono in negozi e supermercati, sono state conservate in frigoriferi speciali ad atmosfera modificata, trattate con gas antiparassitari, e hanno avuto tutto il tempo di perdere buona parte del loro contenuto in vitamine, nonché del sapore. In molti paesi dove si coltivano frutta e verdura esotiche vengono impiegati pesticidi e antiparassitari chimici.
I cibi semplici e freschi sono i più ecologici. Meglio leggere sempre con attenzione le etichette e scegliere gli alimenti meno complicati e con il minor contenuto di additivi. Teniamo presente che più un cibo è stato trattato, aromatizzato, colorato o irradiato, tanto più sarà povero in nutrienti e ricco di additivi potenzialmente dannosi. L’impiego di energia che occorre per la produzione dei cibi semplici è minore.
Infine quando compriamo i nostri alimenti, evitiamo il più possibile involucri e imballaggi plastici. E riponiamoli in una borsa riutilizzabile.
Paola Magni
lunedì 2 agosto 2010
Auto elettriche demolite
Oggi volevo segnalarvi un interessante video pubblicato da un amico, Maurizio, che accende un'altra lampadina nel buio mondo delle auto elettriche e ci permette di avere una visione sempre più illuminata sul perchè non circolino auto elettriche nelle nostre strade, nonostante lo stato della nostra tecnologia è a un punto tale da permetterci già da tempo di poterle utilizzare come alternativa alle auto a benzina, soprattutto nelle città.
Fonte: Kikkosweb
Fonte: Kikkosweb
venerdì 23 luglio 2010
Gli OGM tentano di aprirsi una breccia in Friuli. Fermiamoli!
Appello di Greenpeace contro il rischio OGM in Italia:
"In questi giorni stiamo rischiando la prima estesa contaminazione da OGM in Italia, a causa di una presunta semina – che sarebbe assolutamente illegale - di mais transgenico in un campo in Friuli, nel Comune di Fanna (Pn). Lo scorso 10 luglio il terreno “sospetto” è stato posto sotto sequestro, ma la Procura di Pordenone, invece di intervenire d’urgenza, si è presa un mese di tempo per la verifica delle analisi e la stesura della perizia.
Aspettare agosto è assurdo! Le analisi molecolari per l’accertamento della presenza di OGM sui campioni - che sono già stati prelevati da tempo - non richiedono più di tre giorni! Ormai quel mais è in fase avanzata di maturazione: ancora pochi giorni e queste piante produrranno il loro polline, che si disperderà in ambiente e darà il via a una contaminazione difficilmente arrestabile.
Non possiamo star fermi a guardare! Per questo ti invitiamo a scrivere insieme a Greenpeace e a tutta la Task Force per un'Italia Libera dagli OGM al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nella sua funzione di Garante delle norme e della loro applicazione, chiediamo al nostro Presidente di intervenire con urgenza sulla Procura di Pordenone per scongiurare ogni ipotesi di contaminazione da piante transgeniche.
Se come noi, vuoi impedire che gli OGM contaminino l’ambiente e l’agricoltura, invia anche tu la lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano".
Grazie!
fonte: Greenpeace
"In questi giorni stiamo rischiando la prima estesa contaminazione da OGM in Italia, a causa di una presunta semina – che sarebbe assolutamente illegale - di mais transgenico in un campo in Friuli, nel Comune di Fanna (Pn). Lo scorso 10 luglio il terreno “sospetto” è stato posto sotto sequestro, ma la Procura di Pordenone, invece di intervenire d’urgenza, si è presa un mese di tempo per la verifica delle analisi e la stesura della perizia.
Aspettare agosto è assurdo! Le analisi molecolari per l’accertamento della presenza di OGM sui campioni - che sono già stati prelevati da tempo - non richiedono più di tre giorni! Ormai quel mais è in fase avanzata di maturazione: ancora pochi giorni e queste piante produrranno il loro polline, che si disperderà in ambiente e darà il via a una contaminazione difficilmente arrestabile.
Non possiamo star fermi a guardare! Per questo ti invitiamo a scrivere insieme a Greenpeace e a tutta la Task Force per un'Italia Libera dagli OGM al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nella sua funzione di Garante delle norme e della loro applicazione, chiediamo al nostro Presidente di intervenire con urgenza sulla Procura di Pordenone per scongiurare ogni ipotesi di contaminazione da piante transgeniche.
Se come noi, vuoi impedire che gli OGM contaminino l’ambiente e l’agricoltura, invia anche tu la lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano".
Grazie!
fonte: Greenpeace
giovedì 22 luglio 2010
EcoPatente: insegnare a guidare in modo intelligente.
Dopo il successo della prima edizione di EcoPatente, che da ottobre 2009 a febbraio 2010 ha coinvolto 700 autoscuole e consegnato oltre 11.000 ecopatenti, Legambiente ripropone l'iniziativa anche quest'anno in collaborazione con la Confederazione delle autoscuole riunite e consulenti automobilistici (Confarca) e patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Gioventù. Fino al prossimo febbraio, infatti, presso le autoscuole aderenti all'iniziativa, i "neo patentandi" possono seguire un percorso parallelo oltre al tradizionale corso di guida.
L'EcoPatente non sostituisce la normale patente ma premia l'utilizzo intelligente, corretto ed ecosostenibile delle vetture, insegnando le tecniche per guidare ottimizzando il consumo di carburante.
Per ottenerla è necessario partecipare a un corso in una delle autoscuole segnalate sul sito del progetto cui è stato consegnato loro un kit didattico sull'ecoguida e, al termine del corso, rispondere correttamente a un questionario. È previsto anche per i patentandi la partecipazione ad un concorso a estrazione che, come nella scorsa edizione, premierà sia l’alunno sia la scuola guida con una una Fiat 500 Pure O2 e sconti benzina presso rifornitori Agip.
«Sensibilizzare i giovani sui temi ambientali - ha affermato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - è uno dei cardini della nostra attività. Attirare l'attenzione dei futuri automobilisti sulla questione della mobilità, dei consumi, dell'inquinamento dell'aria e intervenire sulla qualità della vita in città è diventata una priorità».
Speriamo che un domani questo tipo di insegnamento diventi una prassi normale per le autoscuole, senza la necessità di ricorrere ad iniziative apposite per imparare a guidare in modo intelligente.
venerdì 16 luglio 2010
Ecoturismo: il modo intelligente di andare in vacanza.
Secondo il Wwf il turismo è un’arma a doppio taglio in grado di salvare o distruggere la natura, in base al modo in cui viene gestito. I turisti possono annullare le culture locali e devastare ambienti naturali. Ma sono anche uno stimolo per la conservazione dell’ambiente.
Da un lato il turismo di massa, democratica conquista moderna, fatto di anziani soli, animali abbandonati, ingorghi autostradali, coste trasformate in discariche umane e divertimento a tutti i costi.
Dall'altro il turista intelligente, curioso, informato e mentalmente aperto, quello che capisce che quando si va in un qualsiasi luogo per trascorrere le vacanze, quel luogo non diventa di sua proprietà, una sorta di appendice della sua abitazione privata su cui farci tutto ciò che vuole. Il turista intelligente sa di essere un ospite e come tale si sforza di rispettare il territorio, capire la lingua degli ospitanti, i loro usi e costumi, per non incorrere nel rischio di offenderne la sensibilità.
Oggi questo tipo di turista può scegliere tra diverse proposte di viaggi responsabili, soprattutto in Italia. Troverà parchi, aree protette, eco ostelli, agriturismi, borghi recuperati e alberghi diffusi: non c’è che
l’imbarazzo della scelta.
Questo tipo di turismo è per sua definizione un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali.
L’offerta ricettiva è ampia e diversificata per tipologia e prezzo. Sono più di 180 gli alberghi che hanno ricevuto il marchio Ecolabel europeo, oltre 370 quelli legati a Legambiente Turismo, una cinquantina EcoWorldHotel, più di 200 bed&breakfast registrati al portale EcoBB. E ancora agriturismi e ostelli, dove tutto viene fatto nel rispetto dell’ambiente. Per i più pigri ci sono anche tour operator specializzati nella realizzazione di itinerari verdi. Infine, iniziative come i borghi autentici o l’albergo diffuso vedono la creazione di un’attività ricettiva nel rispetto dei luoghi e dei costumi, riuscendo così a conciliare l’esigenza di sviluppo economico alla conservazione e valorizzazione dei valori di una civiltà rurale altrimenti “in via d’estinzione”.
Si può andare a piedi attraverso le Alpi: basta passare da un parco all’altro, ad un’altitudine che varia da zero a 2500 metri. In Italia esistono 528 aree protette, fra Parchi e Riserve, Nazionali e Regionali (www.parks.it), e molte di esse si trovano fra Ventimiglia e Trieste, quasi senza soluzione di continuità.
Oppure si può andare in bicicletta e anche in questo caso le scelte non mancano. Molti infatti sono gli itinerari suggeriti dagli amanti della bici anche in rete: www.cicloweb.net, www.dueruotenelvento.com e www.turismoinbicicletta.it sono solo alcuni siti cui trarre degli spunti per inventare la propria vacanza sulla bici.
Insomma le idee non mancano, basta solo metterci la volontà. Anche fare il turista è ormai un’attività
che richiede informazione, progettazione, coordinamento, “rete” (per scambiarsi consigli, per
cooperare, per costruire collettivamente forme di turismo sostenibile). Buona estate dunque, e usiamola come prova sul campo di modelli turistici da preparare (e su cui formare) tutto l’anno.
Internet come abbiamo visto è di grande aiuto. A tal fine voglio segnalare altri siti utili per la nostra formazione di ecoturista: www.campagnamica.it, www.albergodiffuso.com
www.hostelclubs.com
www.ecobb.it
www.borghiautenticiditalia.it
www.aitr.org
www.fattoriedelpanda.net
Da un lato il turismo di massa, democratica conquista moderna, fatto di anziani soli, animali abbandonati, ingorghi autostradali, coste trasformate in discariche umane e divertimento a tutti i costi.
Dall'altro il turista intelligente, curioso, informato e mentalmente aperto, quello che capisce che quando si va in un qualsiasi luogo per trascorrere le vacanze, quel luogo non diventa di sua proprietà, una sorta di appendice della sua abitazione privata su cui farci tutto ciò che vuole. Il turista intelligente sa di essere un ospite e come tale si sforza di rispettare il territorio, capire la lingua degli ospitanti, i loro usi e costumi, per non incorrere nel rischio di offenderne la sensibilità.
Oggi questo tipo di turista può scegliere tra diverse proposte di viaggi responsabili, soprattutto in Italia. Troverà parchi, aree protette, eco ostelli, agriturismi, borghi recuperati e alberghi diffusi: non c’è che
l’imbarazzo della scelta.
Questo tipo di turismo è per sua definizione un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali.
L’offerta ricettiva è ampia e diversificata per tipologia e prezzo. Sono più di 180 gli alberghi che hanno ricevuto il marchio Ecolabel europeo, oltre 370 quelli legati a Legambiente Turismo, una cinquantina EcoWorldHotel, più di 200 bed&breakfast registrati al portale EcoBB. E ancora agriturismi e ostelli, dove tutto viene fatto nel rispetto dell’ambiente. Per i più pigri ci sono anche tour operator specializzati nella realizzazione di itinerari verdi. Infine, iniziative come i borghi autentici o l’albergo diffuso vedono la creazione di un’attività ricettiva nel rispetto dei luoghi e dei costumi, riuscendo così a conciliare l’esigenza di sviluppo economico alla conservazione e valorizzazione dei valori di una civiltà rurale altrimenti “in via d’estinzione”.
Si può andare a piedi attraverso le Alpi: basta passare da un parco all’altro, ad un’altitudine che varia da zero a 2500 metri. In Italia esistono 528 aree protette, fra Parchi e Riserve, Nazionali e Regionali (www.parks.it), e molte di esse si trovano fra Ventimiglia e Trieste, quasi senza soluzione di continuità.
Oppure si può andare in bicicletta e anche in questo caso le scelte non mancano. Molti infatti sono gli itinerari suggeriti dagli amanti della bici anche in rete: www.cicloweb.net, www.dueruotenelvento.com e www.turismoinbicicletta.it sono solo alcuni siti cui trarre degli spunti per inventare la propria vacanza sulla bici.
Insomma le idee non mancano, basta solo metterci la volontà. Anche fare il turista è ormai un’attività
che richiede informazione, progettazione, coordinamento, “rete” (per scambiarsi consigli, per
cooperare, per costruire collettivamente forme di turismo sostenibile). Buona estate dunque, e usiamola come prova sul campo di modelli turistici da preparare (e su cui formare) tutto l’anno.
Internet come abbiamo visto è di grande aiuto. A tal fine voglio segnalare altri siti utili per la nostra formazione di ecoturista: www.campagnamica.it, www.albergodiffuso.com
www.hostelclubs.com
www.ecobb.it
www.borghiautenticiditalia.it
www.aitr.org
www.fattoriedelpanda.net
lunedì 12 luglio 2010
Soldi nostri ai pescatori criminali
Mentre a Bagnara Calabra (RC) si sono celebrati i pescatori pirata che, in cambio di nuove licenze di pesca, riconsegnano finalmente le spadare usate illegalmente dal 2002 a oggi, è stato divulgato dal sito www.fishsubside.org l’elenco dei contributi pubblici percepiti dai pescherecci italiani sanzionati dal 2005 al 2010 per l’uso illegale di reti derivanti. E tra questi compaiono diversi pescherecci proprio della marineria di Bagnara Calabra.
Al bando il legno illegale
Una buona notizia direttamente da Greenpeace :
"Più di dieci anni fa, abbiamo lanciato la nostra campagna internazionale per il bando del legno illegale in Europa. Tanti dei nostri attivisti – anche in Italia - si sono messi in gioco per bloccare porti dove veniva scaricato il legno illegale, fermare in alto mare navi che trasportavano questo legno e documentare, con indagini sul campo, il fenomeno della deforestazione illegale in Amazzonia, Africa Centrale, Russia e Sud Est Asiatico.
Oggi siamo felici di condividere con voi un'importante vittoria: l’Europa chiude finalmente le porte al legno illegale con una nuova legge. Il Parlamento europeo ha votato, infatti, un Regolamento che metterà al bando il legno di origine illegale da uno dei mercati più importanti al mondo. Ora vigileremo per assicurare che la legge venga effettivamente applicata".
Grande Greenpeace!
fonte: Greenpeace
"Più di dieci anni fa, abbiamo lanciato la nostra campagna internazionale per il bando del legno illegale in Europa. Tanti dei nostri attivisti – anche in Italia - si sono messi in gioco per bloccare porti dove veniva scaricato il legno illegale, fermare in alto mare navi che trasportavano questo legno e documentare, con indagini sul campo, il fenomeno della deforestazione illegale in Amazzonia, Africa Centrale, Russia e Sud Est Asiatico.
Oggi siamo felici di condividere con voi un'importante vittoria: l’Europa chiude finalmente le porte al legno illegale con una nuova legge. Il Parlamento europeo ha votato, infatti, un Regolamento che metterà al bando il legno di origine illegale da uno dei mercati più importanti al mondo. Ora vigileremo per assicurare che la legge venga effettivamente applicata".
Grande Greenpeace!
fonte: Greenpeace
martedì 29 giugno 2010
Gli assassini del mare
Cattiva depurazione, inquinamento e cemento abusivo sono i mali endemici del mare italiano, che niente e nessuno sembra poter scalfire. Persistenti sacche d'illegalità a danno delle coste e dell'ecosistema marino, sulle quali, come ogni anno, Legambiente fa il punto nel suo rapporto Mare Monstrum. L'edizione 2010 del dossier è stata presentata a Venezia, in occasione della partenza della Goletta Verde, la storica campagna di monitoraggio delle acque marine dell'associazione ambientalista. L'abusivismo edilizio cresce del 7,6% rispetto all'anno precedente e l'inquinamento derivante da scarichi fognari illegali, cattiva depurazione e inquinamento da idrocarburi addirittura del 45%. I sequestri aumentano del 46,2% passando dai 4.049 del 2008 ai 5.920 del 2009. Calano invece del 40% circa i reati accertati fra la costa e il mare, 8.937 infrazioni nel 2009 a fronte delle 14.544 del 2008, un calo determinato soprattutto dalla riduzione di reati accertati nel campo della pesca (-72,4%) e della nautica da diporto (- 76,6%).
domenica 20 giugno 2010
Insieme per Camigliano (CE)
Spero di non violare alcun diritto. Ma voglio pubblicare integralmente un articolo tratto da terranauta.it che mi ha molto colpito, come spero colpirà chi si troverà a leggerlo. L'articolo riporta un commento di Marco Boschini, coordinatore dell'Associazione dei Comuni Virtuosi, sulla decisione del Prefetto di Caserta di sciogliere il Comune di Camigliano.
Anche se questo blog si occupa e si vuole occupare solo di argomenti che riguardano la natura, evitando di trattare beghe politiche, voglio pubblicarlo perché i Comuni virtuosi sono virtuosi anche per le loro scelte a tutela dell'ambiente e perché quante più persone possibili vengano a conoscenza di un fatto che non ha trovato la giusta attenzione dai nostri mezzi di comunicazione, cui rimane oggi la sola triste scelta tra essere pilotati o imbavagliati.
Anche se questo blog si occupa e si vuole occupare solo di argomenti che riguardano la natura, evitando di trattare beghe politiche, voglio pubblicarlo perché i Comuni virtuosi sono virtuosi anche per le loro scelte a tutela dell'ambiente e perché quante più persone possibili vengano a conoscenza di un fatto che non ha trovato la giusta attenzione dai nostri mezzi di comunicazione, cui rimane oggi la sola triste scelta tra essere pilotati o imbavagliati.
"Quello stesso Stato che non è riuscito a sciogliere il Comune di Fondi è arrivato a sciogliere il Comune di Camigliano. Ora, cosa siete disposti a fare? Come potete pensare che questo sia ancora uno stato democratico? Come POSSIAMO ancora tacere? Il silenzio è fango".Con queste parole di un nostro collaboratore abbiamo scoperto che una roccaforte della nostra civiltà era stata colpita. Riportiamo quindi, con enorme amarezza, il commento di Marco Boschini.
“Io so e ho le prove”, scrive Saviano nel passo più forte del libro “Gomorra”.
“Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra... né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni”.
“Io so”, dice Saviano. Ma quanti di noi sanno? Quanti di noi hanno ripreso con le iridi lo schifo che ci circonda, ma preferiamo optare per il silenzio? E allora mi viene il forte dubbio che, forse, Gomorra, la Camorra, il Sistema... siamo anche noi.
Perché il sistema è costituito da due elementi essenziali: il sopruso e il silenzio, che compongono un entità indivisibile. Noi siamo il Silenzio, cioè un elemento imprescindibile del Sistema. Il Sistema non è costituito solo dal narco-traffico, dagli appalti truccati, dalla politica corrotta, dai rifiuti tossici che vengono seminati accanto ai cavolfiori che mangiamo a tavola...
Ogni angolo della nostra società è composto per metà da monnezza e per l’altra metà da gente muta come pesci morti da diversi giorni e che, di conseguenza, emanano un puzzo ancora peggiore. Ciascuno di questi angoli è semplicemente diviso da una bisettrice invisibile, che solo idealmente separa il male dal peggio.
Certo, sopportare è cosa diversa da imporre, ma forse se tutti insieme decidessero di non sopportare più... più nessuno potrebbe imporre alcunché.
Il fango che tiene tutti al palo da Caserta in giù (e in su...) ha travolto questa mattina il Comune di Camigliano, che in quella stessa provincia descritta dalle parole amare e cristalline di Saviano era riuscito a dimostrare, proprio lì e proprio adesso, come sia possibile amministrare con onestà, spirito di servizio e trasparenza un ente locale.
Vincenzo Cenname, fino ad oggi sindaco del paese di 1.800 abitanti, aveva interpretato il proprio ruolo di amministratore come facciamo noi dei Comuni Virtuosi e, senza tante storie o parole o proclami, si era messo a governare il territorio avendo a cuore il territorio stesso e i cittadini che lo abitano.
Una cava abusiva bloccata come primo atto dall’insediamento, 65% di raccolta differenziata, risparmio energetico negli edifici e nelle strade pubbliche, buone pratiche, progetti culturali e incentivi per i nuovi stili di vita.
Questo è stato Camigliano fino a questa mattina, quando il Prefetto di Caserta, e quindi lo Stato, ha deciso che nella provincia con la più alta densità di istituzioni colluse con il sistema camorristico, fosse giunto il momento di sciogliere il consiglio comunale e mandare a casa il sindaco più virtuoso dell’intera Campania...
In questo momento, caro Presidente Napolitano, mi sento profondamente preso in giro, amareggiato, e provo una gran vergogna, nel mio piccolo, ad essere parte integrante di quello stesso Stato che si permette di compiere una nefandezza del genere...
Il Suo silenzio è assordante, il suo silenzio è fango, è parte di quel Sistema di cui mi sento di non far più parte.Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
PER CHI NON FOSSE A CONOSCENZA DI QUESTA VICENDA, DI SEGUITO I LINK CHE LA RACCONTANO:
Giù le mani da Camigliano (CE)
Obiezione di coscienza a Camigliano
Io sto con Camigliano (CE)
Illustrissimo Presidente Giorgio Napolitano
fonte: www.terranauta.it
venerdì 11 giugno 2010
Impariamo a scegliere le uova giuste!
Avete mai provato ad acquistare uova al supermercato? C'è da impazzire! Uova biologiche, da allevamento a terra o all'aperto. Ma che differenza c'è? E, soprattuto, quale è meglio comprare?
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza!
Le uova possono provenire da galline allevate in batteria. In questo caso le galline vivono chiuse in gabbie piccolissime, quanto una scatola di scarpe, senza mai potersi muovere per tutta la durata della loro vita, dentro capannoni illuminati notte e giorno per indurle a fare più uova e far crescere più in fretta i pulcini. Le galline sottoposte a questo tipo di stress sviluppano delle tossine che poi ritroviamo nelle uova che andremo a consumare. Questo tipo di allevamento fortunatamente verrà abolito in Europa dal 2012.
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza!
Le uova possono provenire da galline allevate in batteria. In questo caso le galline vivono chiuse in gabbie piccolissime, quanto una scatola di scarpe, senza mai potersi muovere per tutta la durata della loro vita, dentro capannoni illuminati notte e giorno per indurle a fare più uova e far crescere più in fretta i pulcini. Le galline sottoposte a questo tipo di stress sviluppano delle tossine che poi ritroviamo nelle uova che andremo a consumare. Questo tipo di allevamento fortunatamente verrà abolito in Europa dal 2012.
Poi abbiamo metodi di allevamento più sani e sono di tre tipi. Ci sono galline allevate a terra dentro capannoni con sette animali per metro quadrato, si sta già un po' più larghi; galline allevate all'aperto, dove le galline non vinono più in capannoni ma all'aperto in 4 metri quadrati a disposizione, anche se vengono fatte razzolare solo 2 ore al giorno; infine ci sono le uova biologiche, ossia galline che vivono all'aperto sul terreno e con almeno 10 metri quadrati per ogni gallina.
Ma come si fa a capire se un uovo appartiene a questa o quell'altra categoria? Dovrebbe essere scritto sulla confezione, mi verrebbe da dire, ma se la confezione è poco chiara o l'azienda produttrice fa la "furba" le uova confezionate dal 01 gennaio 2004 devono riportare un codice alfanumerico, assegnato ad ogni allevamento dall’azienda sanitaria locale al fine di garantire la tracciabilità delle uova in Italia e in Europa.
Il codice è composto da 11 caratteri, come per esempio: 3 IT 001 BO 011, ed è composto da:
Un numero che indica il metodo di allevamento (0 per allevamento biologico, 1 per allevamento all’aperto, 2 per allevamento a terra, 3 per allevamento in gabbie);
Il codice dello Stato ("IT" per Italia);
Il codice ISTAT del comune ove è ubicato l’allevamento (composto da 3 cifre, 001 nell'esempio);
La sigla della provincia (BO);
Un numero progressivo di tre cifre che consente di identificare in modo univoco l’allevamento (011 nell'esempio).
Dunque pare che la scelta da preferire debba ricadere sulle uova biologiche, codice 0, che garantiscono una maggiore sicurezza contro le frodi, grazie ai maggiori controlli, oltre che ai vantaggi per la nostra salute. Purtroppo il costo delle uova biologiche è molto elevato, ingiustamente, poiché spesso il rincaro del distributore finale, di solito il supermercato, è sproporzionato.
L'ideale sarebbe riuscire a trovare un piccolo produttore artigianale, il contadino, cui approvvigionarsi, e scegliere sempre uova biologiche o, se non ce lo possiamo permettere, uova di galline allevate all'aperto.
Secondo quanto si deduce da un' intervista rilasciata a ADN Kronos da Ronerto Bennati, vicepresidente della Lav, pare che sulle uova i consumatori siano stati molto attenti e scrupolosi in questi ultimi anni, al punto che molte aziende e catene di distribuzione hanno scelto di contribuire a migliorare le condizioni di vita degli animali:
“Esistono alcune catene della distribuzione organizzata che hanno già uova a proprio marchio, provenienti solo da allevamenti a terra, come ad esempio Carrefour e Coop che dal marzo 2004 ha ottenuto la certificazione per le uova a marchio Coop “da allevamento a terra. Molto presto, inoltre, avremo aziende che non venderanno più uova di batteria. Sarà quindi il mercato che andrà in questa direzione”.
"Altri esempi di sensibilità - continua Bennati - arrivano dalla Calvé, da Autogrill e da Giovanni Rana. Solo per citarne alcuni. Per la maionese, infatti, la Calvé (Unilever), per prima nel mondo delle salse, ha deciso di utilizzare come ingrediente principe di questo prodotto esclusivamente uova da allevamento a terra.
Autogrill, invece, ha scelto i utilizzare nei propri menù solo uova provenienti da sistemi alternativi.
Ma anche alcuni Comuni stanno optando per questa scelta nelle proprie mense scolastiche."
Ho sempre creduto che le scelte sagge dei consumatori, quando vengono informati correttamente, possano orientare nel verso giusto le grandi aziende e l'economia nazionale molto di più di quanto non possano fare i nostri politici. E l'inversione di tendenza che stiamo assistendo con le uova mi sembra la dimostrazione migliore.
domenica 6 giugno 2010
Sappiamo che pesci pigliare?
Negli ultimi anni le persone vengono invitate, da vari professionisti della nutrizione, a consumare una maggior quantità di pesce, almeno tre o quattro volte alla settimana. Questo perché i pesci contengono acidi grassi omega-3 (EPA e DHA), sostanze che vengono ritenute capaci di prevenire alcune malattie degenerative.
D'altra parte attualmente tutte le "zone di pesca" del mondo sono state devastate dalla pesca selvaggia, e tutti gli esperti del settore concordano nell'affermare che con l'attuale ritmo del consumo di pesce molte specie rischiano l'estinzione per cui per salvaguardarle ne andrebbe consumato molto meno.
Senza contare le correnti vegane che mettono in dubbio la stessa attendibilità degli studi che dimostrano l'utilità dell'olio di pesce per la prevenzione delle malattie coronariche. Secondo un articolo pubblicato nel marzo 2009 sulla rivista scientifica Canadian Medical Association Journal "gli studi compiuti su ampi gruppi di persone hanno evidenziato un effetto positivo del consumo di olio di pesce, ma, d'altro canto - fanno notare i ricercatori - questo è poco significativo, perché le persone in esame avevano uno stile di vita più sano rispetto alla media: facevano più esercizio fisico, fumavano meno, avevano in generale una dieta migliore. In conclusione, nel migliore dei casi l'olio di pesce è solo un fattore - probabile e non certo - in mezzo a tanti altri che possono ridurre il rischio di essere colpiti da malattia coronarica. Infatti, i gruppi di persone che conducono una vita sana e che non consumano pesce - come i vegetariani - non hanno un maggior rischio di malattie cardiovascolari (tutt'altro)"
Quindi? A chi dobbiamo dar retta? Quanto pesce dobbiamo mangiare per essere a posto con la salute nostra e del pianeta?
Capisco benissimo il vostro stato confusionale al sentire e leggere notizie così contrastanti e al tempo stesso preoccupanti, anch'io sono nella vostra stessa situazione quando devo fare la spesa e devo decidermi se comprare o no del pesce.
Finalmente pare che una grossa mano ce l'abbia data Slow Food che ci ha fornito un'utilissima guida con tutte le indicazioni da seguire nel momento in cui ci troviamo a comprare del pesce.
La guida riporta le regole fondamentali, le specie neglette alternative a quelle più conosciute e tutte le informazioni necessarie per far conoscere ai consumatori e agli addetti del settore i pesci che non si possono più consumare perché in via di estinzione o frutto di pratiche di pesca o allevamento non sostenibili.
Per scaricare la guida clicca qui
D'altra parte attualmente tutte le "zone di pesca" del mondo sono state devastate dalla pesca selvaggia, e tutti gli esperti del settore concordano nell'affermare che con l'attuale ritmo del consumo di pesce molte specie rischiano l'estinzione per cui per salvaguardarle ne andrebbe consumato molto meno.
Senza contare le correnti vegane che mettono in dubbio la stessa attendibilità degli studi che dimostrano l'utilità dell'olio di pesce per la prevenzione delle malattie coronariche. Secondo un articolo pubblicato nel marzo 2009 sulla rivista scientifica Canadian Medical Association Journal "gli studi compiuti su ampi gruppi di persone hanno evidenziato un effetto positivo del consumo di olio di pesce, ma, d'altro canto - fanno notare i ricercatori - questo è poco significativo, perché le persone in esame avevano uno stile di vita più sano rispetto alla media: facevano più esercizio fisico, fumavano meno, avevano in generale una dieta migliore. In conclusione, nel migliore dei casi l'olio di pesce è solo un fattore - probabile e non certo - in mezzo a tanti altri che possono ridurre il rischio di essere colpiti da malattia coronarica. Infatti, i gruppi di persone che conducono una vita sana e che non consumano pesce - come i vegetariani - non hanno un maggior rischio di malattie cardiovascolari (tutt'altro)"
Quindi? A chi dobbiamo dar retta? Quanto pesce dobbiamo mangiare per essere a posto con la salute nostra e del pianeta?
Capisco benissimo il vostro stato confusionale al sentire e leggere notizie così contrastanti e al tempo stesso preoccupanti, anch'io sono nella vostra stessa situazione quando devo fare la spesa e devo decidermi se comprare o no del pesce.
Finalmente pare che una grossa mano ce l'abbia data Slow Food che ci ha fornito un'utilissima guida con tutte le indicazioni da seguire nel momento in cui ci troviamo a comprare del pesce.
La guida riporta le regole fondamentali, le specie neglette alternative a quelle più conosciute e tutte le informazioni necessarie per far conoscere ai consumatori e agli addetti del settore i pesci che non si possono più consumare perché in via di estinzione o frutto di pratiche di pesca o allevamento non sostenibili.
Per scaricare la guida clicca qui
venerdì 28 maggio 2010
La Stevia: il dolcificante naturale per eccellenza, ma per l' Europa è ancora così amara
E' possibile sfornare torte che possano essere mangiate anche dai diabetici e dagli obesi? E' possibile far andare d'accordo il dolce con la dieta sana? E' possibile, insomma, trovare un dolcificante naturale che possa sostituire lo zucchero?
Di sostitutivi dello zucchero ce ne sono e vengono usati dall'industria alimentare per creare i cosiddetti "prodotti light". L'aspartame è uno di questi, ma poi si scopre che è collegato con l'insorgenza di tumori al cervello, oltre che ha una comprovata neurotossicità ed è la causa di "92 sintomi" allarmanti, come cecità, problemi neurologici (parkinson, alzhaimer) e vascolari, paralisi, come confermato anche dalla FDA (Food and Drug Administration). (clicca sul titolo per continuare)
Di sostitutivi dello zucchero ce ne sono e vengono usati dall'industria alimentare per creare i cosiddetti "prodotti light". L'aspartame è uno di questi, ma poi si scopre che è collegato con l'insorgenza di tumori al cervello, oltre che ha una comprovata neurotossicità ed è la causa di "92 sintomi" allarmanti, come cecità, problemi neurologici (parkinson, alzhaimer) e vascolari, paralisi, come confermato anche dalla FDA (Food and Drug Administration). (clicca sul titolo per continuare)
sabato 22 maggio 2010
Il ritiro uno contro uno dei RAEE
Ora che il digitale terrestre sta imponendosi su tutto il territorio nazionale e chi vorrà vedere la TV sarà costretto a comprarne una nuova, che fine faranno tutte le vecchie e ormai obsolete televisioni? Verranno buttate! Ma come? E adesso che ci penso, che fine fanno in genere gli elettrodomestici che vogliamo dismettere?
Nel 2008 è entrato in vigore il decreto legge 151/2005 che ha recepito, con molta calma, una direttiva europea risalente al 2003. In base a questo decreto I consumatori, che prima di allora erano obbligati a portare i propri RAEE (Rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici) presso le eco-piazzole comunali, possono lasciare il rifiuto ai distributori, nel caso di nuovo acquisto, con un costo aggiuntivo che varia prevalentemente in base al peso, costo che i produttori scelgono se inglobare nel prezzo finale o renderlo separato.
Grazie a questo sistema nel 2009, sono state raccolti oltre 193mila tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In media, si raccolgono 3,21 chili per abitante, anche se è ancora forte il divario territoriale, che penalizza, come sempre, il Sud: in Trentino-Alto Adige, per esempio, si totalizza 6,43 kg per abitante di rifiuti raccolti, contro l'1,93 kg della Campania, l'1,88 kg della Calabria, e addirittura, lo 0,82 kg della Sicilia.
Dal 18 giugno, invece, quando compreremo un computer, frigo, lavatrice o un ferro da stiro possiamo pretendere dal rivenditore il ritiro gratuito dell'usato da buttare. In tale data, infatti, entrerà in vigore il Decreto Ministeriale 08 marzo 2010 n° 65 recante “modalità semplificate di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei distributori e degli installatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 04 maggio 2010.
L'obbligo di ritiro Raee è valido anche per gli acquisti online o per corrispondenza.
Esempi di RAEE:
• Grandi elettrodomestici
• Piccoli elettrodomestici
• Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni
• Apparecchiature di consumo
• Apparecchiature di illuminazione
• Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni)
• Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero
• Dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infetti)
• Strumenti di monitoraggio e controllo
• Distributori automatici
I RAEE possono contenere sostanze quali metalli pesanti, ritardanti di fiamma bromurati, sostanze alogenate, sostanze lesive per l’ozono. Molte di queste sostanze rappresentano un potenziale pericolo per l’ambiente se non vengono trattate o smaltite in modo adeguato.
Con la nuova normativa i distributori sono tenuti ad informare i consumatori sulla gratuità del ritiro in modo chiaro e di immediata percezione, avvalendosi anche di avvisi ben leggibili situati nei punti vendita. I distributori hanno inoltre l'obbligo di tenere uno apposito registro numerato progressivamente che deve essere conservato per tre anni dalla data dell'ultima registrazione. Questo al fine di lasciare traccia del percorso del Raee dismesso e ostacolare lo smaltimento illecito di rifiuti elettrici ed elettronici.
Una volta riconsegnato al negozio, il rivenditore è autorizzato a raggruppare presso la propria struttura i Raee ritirati e sarà a suo carico il successivo trasporto all'isola ecologica di riferimento per il successivo riciclo. I rivenditori che non ottempereranno all'obbligo di ritiro e smaltimento di prodotti Raee sono passibili di una sanzione che varia da 150 a 400 euro per ciascun articolo non ritirato.
Non resta che attendere, dunque, per capire come verrà recepito il regolamento e come concretamente saranno rispettati gli obblighi previsti.
mercoledì 19 maggio 2010
Una giornata a "impatto zero"
Qualche giorno fa ho visto in televisione una puntata di Citizen Report, un programma di Rai Educational che va in onda su Rai 3 all'1.10 a.m.
A questo punto voglio subito aprire e chiudere una parentesi: perché i programmi di Rai Educational che sono forse gli unici che meriterebbero l'attenzione di menti sviluppate come quelle dei bambini, menti capaci ancora di apprendere e comprendere, al contrario di quelle dei grandi ormai definitivamente inebetite da anni di spazzatura mediatica, vanno in onda la notte quando tutti, o quasi tutti, dormono? Una volta erano i film porno che andavano in onda la notte, adesso è il contrario. Se vuoi vedere un paio di tette basta guardare la prima serata di qualsiasi canale, avvolte anche a ora di pranzo o nel pomeriggio, mentre i programmi educativi sono stati relegati nelle fasce orarie notturne forse proprio per evitare che bambini possano guardarli. Per questa società è meglio avere un bambino che si tocca in bagno piuttosto che un bambino che impari ad usare il cervello e che un giorno potrebbe utilizzarlo contro "il sistema".
A questo punto voglio subito aprire e chiudere una parentesi: perché i programmi di Rai Educational che sono forse gli unici che meriterebbero l'attenzione di menti sviluppate come quelle dei bambini, menti capaci ancora di apprendere e comprendere, al contrario di quelle dei grandi ormai definitivamente inebetite da anni di spazzatura mediatica, vanno in onda la notte quando tutti, o quasi tutti, dormono? Una volta erano i film porno che andavano in onda la notte, adesso è il contrario. Se vuoi vedere un paio di tette basta guardare la prima serata di qualsiasi canale, avvolte anche a ora di pranzo o nel pomeriggio, mentre i programmi educativi sono stati relegati nelle fasce orarie notturne forse proprio per evitare che bambini possano guardarli. Per questa società è meglio avere un bambino che si tocca in bagno piuttosto che un bambino che impari ad usare il cervello e che un giorno potrebbe utilizzarlo contro "il sistema".
Chiusa la parentesi polemica e tornando a Citizen Report, in quella puntata di cui vi parlavo prima si mostrava un video di uno dei tanti inviati amatoriali iscritti al programma avente ad oggetto lo svolgimento di una giornata ad impatto zero. Nel video infatti si mostrava come era possibile vivere una giornata evitando di sprecare energie e di danneggiare inconsapevolmente l'ambiente. Già perché noi non ce ne rendiamo conto, ma da quando ci svegliamo la mattina fino a quando andiamo a dormire la sera o la notte, ogni nostra azione ha un impatto più o meno lesivo sull'ambiente: lo spreco di acqua per lavarsi, l'uso dell'auto, le luci che lasciamo accese, ecc..
In quel video invece l'autore dimostrava che era possibile con qualche piccolo sacrificio concludere una giornata qualunque con la coscienza ecologica pulita. Prendere la bici anziché l'auto, comprare frutta e verdura 'a Km zero', spegnere gli elettrodomestici in stand by e così via.
Che bella idea! La gente al giorno d'oggi filma di tutto, bambini che vengono pestati, ragazze violentate, le azioni più insignificanti e stupide solo per dire "Italia 1", ma nessuno ha mai pensato di utilizzare una telecamera per far vedere, seppur sommariamente, come bisognerebbe vivere una giornata.
Allora mi sono chiesto: "sarebbe bello che tutte le giornate fossero a impatto zero, ma perché non decidere di farla almeno una volta al mese o, meglio ancora, alla settimana?" Si prende un giorno qualsiasi del calendario e in quel giorno si decide ad esempio di andare la lavoro in bici o con i mezzi pubblici, di non accendere la televisione, di mangiare a lume di candela, ecc., i suggerimenti si possono cogliere dallo stesso video, ma basta usare un po' la testa. Chissà quanto risparmieremmo noi e quanto ne guadagnerebbe l'ambiente se tutti almeno una volta a settimana avessimo una nostra giornata a impatto zero! Voi che dite?
Le mie più sincere congratulazioni all'autore di questo video.
Le mie più sincere congratulazioni all'autore di questo video.
venerdì 14 maggio 2010
Libri che fanno male
In questi giorni è in corso il Salone Internazionale del libro di Torino e anche se in tema di libri in Italia non siamo grandi consumatori (e si vede), voglio approfittare dell'occasione per dare qualche dritta che possa rendere il nostro consumo sempre più etico, critico e sostenibile. Sapete che i libri che comprate potrebbero contenere tracce di foresta pluviale? No? Adesso si! E lo sappiamo grazie al WWF, Greenpeace e Terra che da anni denunciano le responsabilità del settore dell’editoria italiana sulla distruzione delle ultime foreste torbiere del Sud Est Asiatico.
L’espansione delle piantagioni industriali per la produzione di polpa di cellulosa, infatti, minaccia le preziose foreste del Sud Est Asiatico e, in particolare, quelle di Sumatra e spinge verso l’estinzione specie come l’orango, l’elefante, la tigre e il rinoceronte di Sumatra.
Tra i principali responsabili di questo scempio ambientale la multinazionale APP (Asia Pulp & Paper). Si stima che dall'inizio delle proprie attività, negli anni '80, la APP abbia abbattuto un milione di ettari di foreste naturali nella sola isola di Sumatra. Quest’area da sola conserva più di due miliardi di tonnellate di carbonio svolgendo un’azione chiave nella mitigazione del cambiamento climatico. Di questo campione della deforestazione l'Italia è uno dei maggiori clienti.
Greenpeace ha lanciato la nuova classifica “Salvaforeste” sull’editoria italiana. A tutte le case editrici è stato rivolto un questionario “Salvaforeste” dove la maggior parte degli editori ha risposto dimostrando trasparenza, ma ha dichiarato di non poter fornire informazioni chiare sulla propria carta e quindi non ha una politica sostenibile. In questo gruppo si trovano i principali gruppi editoriali italiani, Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti e Gruppo Mauri Spagnol.
Soltanto il 18 % delle case editrici interpellate ha scelto di acquistare solo ed esclusivamente carta sostenibile. Tra questi: Bompiani, Fandango, Hacca e Gaffi.
Il 20% è quello dei più “cattivi”: non hanno fornito nessuna informazione utile per poter valutare la sostenibilità della propria carta, dimostrando poca trasparenza e nessuna volontà di escludere dalla propria filiera carta proveniente dalla deforestazione. Tra questi Feltrinelli che da solo controlla quasi il 4% del mercato librario.
Per salvare foreste e oranghi, gli editori devono impegnarsi a garantire a noi lettori che i libri non siano prodotti di distruzione. È più facile di quanto si possa pensare!
giovedì 13 maggio 2010
Quei rompiscatole di Greenpeace
Cari amici e pazienti lettori,
oggi voglio pubblicare una sintesi dei riusultati di una indagine condotta da Greenpeace sulla "sostenibilità delle scatolette di tonno". Sembra una esagerazione, ma in realta la questione è seria e va affrontata nel modo giusto.
"Le campagne pubblicitarie cercano di far apparire la pesca al tonno come una pittoresca industria artigianale, ma in realtà le flotte che pescano il tonno sono tra le più industrializzate al mondo, e sono responsabili di gravi impatti sugli oceani. Questo tipo di pesca minaccia da un alto le risorse da cui dipende, sovrasfruttando gli stock di tonno e catturandone esemplari giovanili, e dall’altro l’intero ecosistema marino. Il tonno è solitamente pescato con metodi che causano ogni anno la morte di migliaia di squali e tartarughe marine, tra cui specie minacciate d’estinzione. A soffrirne purtroppo non è solo l’ambiente ma anche le popolazioni costiere i cui mari in cambio solo di una piccola parte dei guadagni, vengono depredati da flotte straniere e dal fenomeno sempre più diffuso della pesca illegale" (Fonte Greenpeace "Rapporto tonno in scatola").
A tre mesi dal lancio della classifica “Rompiscatole” di Greenpeace sulla sostenibilità delle scatolette italiane, le aziende hanno cominciato a muoversi nella direzione giusta, iniziando a porre maggior attenzione alla provenienza del tonno utilizzato nelle loro scatolette.
Secondo i risultati di questa classifica il primo posto in classifica spetta a AsdoMar, uno dei pochi che utilizza in parte dei propri prodotti il tonnetto striato, pescato con metodi sostenibili (lenza e amo). Il tonnetto striato - a differenza del pinna gialla ormai sovrasfruttato – è considerata in buono stato.
Tra le scelte più importanti c’è la decisone di Esselunga di non comprare tonno trasbordato in mare, una pratica che favorisce molto spesso attività illegali. Callipo, invece, è il primo a decidere di utilizzare nella propria produzione non più del 25 per cento di tonno pescato con sistemi di aggregazione per pesci (o FAD). I FAD, infatti, causano la cattura accidentale di tartarughe, squali ed esemplari immaturi di tonno.
Passi avanti anche tra i più grandi! Bolton che, con il marchio Riomare copre più del 30% del mercato, si è impegnato formalmente a predisporre prima della fine dell’anno una politica di sostenibilità. In fondo alla classifica Nostromo e tonno Mare Aperto di STAR.
La strada per avere sul mercato un prodotto totalmente sostenibile è ancora lunga: dei quattordici marchi in classifica ben dieci continuano a rimanere “in rosso”, e nessuno raggiunge la fascia “verde”. Adottare dei principi scritti è un passo fondamentale ma non basta: le aziende devono passare dalle parole ai fatti!
Visita il sito "Tonno in trappola" e scarica la nuova classifica "Rompiscatole"
oggi voglio pubblicare una sintesi dei riusultati di una indagine condotta da Greenpeace sulla "sostenibilità delle scatolette di tonno". Sembra una esagerazione, ma in realta la questione è seria e va affrontata nel modo giusto.
"Le campagne pubblicitarie cercano di far apparire la pesca al tonno come una pittoresca industria artigianale, ma in realtà le flotte che pescano il tonno sono tra le più industrializzate al mondo, e sono responsabili di gravi impatti sugli oceani. Questo tipo di pesca minaccia da un alto le risorse da cui dipende, sovrasfruttando gli stock di tonno e catturandone esemplari giovanili, e dall’altro l’intero ecosistema marino. Il tonno è solitamente pescato con metodi che causano ogni anno la morte di migliaia di squali e tartarughe marine, tra cui specie minacciate d’estinzione. A soffrirne purtroppo non è solo l’ambiente ma anche le popolazioni costiere i cui mari in cambio solo di una piccola parte dei guadagni, vengono depredati da flotte straniere e dal fenomeno sempre più diffuso della pesca illegale" (Fonte Greenpeace "Rapporto tonno in scatola").
A tre mesi dal lancio della classifica “Rompiscatole” di Greenpeace sulla sostenibilità delle scatolette italiane, le aziende hanno cominciato a muoversi nella direzione giusta, iniziando a porre maggior attenzione alla provenienza del tonno utilizzato nelle loro scatolette.
Secondo i risultati di questa classifica il primo posto in classifica spetta a AsdoMar, uno dei pochi che utilizza in parte dei propri prodotti il tonnetto striato, pescato con metodi sostenibili (lenza e amo). Il tonnetto striato - a differenza del pinna gialla ormai sovrasfruttato – è considerata in buono stato.
Tra le scelte più importanti c’è la decisone di Esselunga di non comprare tonno trasbordato in mare, una pratica che favorisce molto spesso attività illegali. Callipo, invece, è il primo a decidere di utilizzare nella propria produzione non più del 25 per cento di tonno pescato con sistemi di aggregazione per pesci (o FAD). I FAD, infatti, causano la cattura accidentale di tartarughe, squali ed esemplari immaturi di tonno.
Passi avanti anche tra i più grandi! Bolton che, con il marchio Riomare copre più del 30% del mercato, si è impegnato formalmente a predisporre prima della fine dell’anno una politica di sostenibilità. In fondo alla classifica Nostromo e tonno Mare Aperto di STAR.
La strada per avere sul mercato un prodotto totalmente sostenibile è ancora lunga: dei quattordici marchi in classifica ben dieci continuano a rimanere “in rosso”, e nessuno raggiunge la fascia “verde”. Adottare dei principi scritti è un passo fondamentale ma non basta: le aziende devono passare dalle parole ai fatti!
Visita il sito "Tonno in trappola" e scarica la nuova classifica "Rompiscatole"
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